Il mio ex ragazzo contro il muro

Sesso sul muro

Ero in un locale di periferia assieme alle mie amiche. Festeggiavamo l’avvento del fine settimana, bevendo shot d’assenzio, giocando un po’ a fare le ragazze facili coi tipi che trovavamo in quel bar.
Non facevamo nulla di male o estremamente spinto; ci limitavamo a posare il sedere sul loro pacco e a sussurrare i nostri nomi ai loro orecchi, quando ce li chiedevano.
Erano giochetti che facevamo di tanto in tanto per esercitare il nostro ascendente sugli uomini. Tutte noi eravamo fidanzate, quindi non avevamo intenzione di portarci a letto nessuno.
Probabilmente Alessandra era di una parrocchia differente, ma lei era una gran troia.
Per quanto riguarda me, io non ero una ragazza facile, ma non ero nemmeno una santarellina. Mi erano sempre piaciuti i ragazzi e adoravo fare la lasciva con loro, confondendoli fino a fargli credere che avrebbero anche potuto strapparmi un pompino in bagno se solo avessero voluto. Non mi spingevo mai oltre il limite, eccezion fatta per quelle volte in cui ero veramente troppo ubriaca per contenermi.
Ad un tratto, mentre bevevo il mio shot tutto d’un fiato, sentii qualcuno sussurrai all’orecchio -Buonasera, Simona.
Avrei riconosciuto quella voce tra cento: Ettore.
Mi girai e mi persi nei suoi occhi marroni, ero completamente ammutolita. Se ne stava lì a fissarmi senza mai distogliere lo sguardo dai miei occhi, pietrificandomi.
Aveva sempre avuto quella capacità di rendermi imbambolata, come nessun altro riusciva a fare.
-Come mai sei qui, senza il tuo ragazzo?- domandò, col suo classico tono di voce.
-Cosa ne sai che non sono con lui.
-Perchè se ci fosse quel coglione in giro, probabilmente non saresti bagnata.- disse, infilandomi una mano sotto la gonna.
Aveva ragione. Ero bagnata. Mi bagnavo sempre quando incontravo Ettore.
Era il classico tipo che non avresti mai presentato ai tuoi genitori. Aveva una faccia da schiaffi e gli occhi di uno che avrebbe potuto commettere un omicidio, solamente per vedere cosa sarebbe successo.
Insomma… era il perfetto amante.
-Senti… cosa ne dici di uscire fuori da questo posto di merda?
-Perchè vorresti uscire?
-Per fumare una sigaretta o per attaccarti ad una parete.
Ci stava riuscendo. Ci riusciva sempre. Mi avrebbe fatto tutto ciò che aveva in mente, perchè da me avrebbe sempre avuto tutto ciò che chiedeva.
-Ok. Andiamo fuori.
Uscimmo e lui accese una sigaretta, camminando verso una stradina secondaria. Non aveva bisogno di voltarsi per controllare che lo stessi seguendo, perchè sapeva benissimo che l’avrei seguito anche tra le fiamme dell’inferno se me l’avesse chiesto.
Arrivati in un punto in cui sembrava non passare nessuno, mantenendo la sua promessa, mi attaccò ad una parete, infilandomi la lingua in gola.
Aveva un’erezione che spuntava da sotto i pantaloni; potevo sentirla tranquillamente aderire al mio corpo.
Senza che me ne accorgessi, mi sollevò, strappandomi i collant da vanti alla figa e, dopo essersi tirato fuori il cazzo, me l’infilò dentro, spostandomi le mutandine di Snoopy.
Sentii un brivido di freddo. Il classico brivido di quando Ettore incominciava a scoparmi.
Mi martellò come se fossi diventata un vecchio chiodo da inchiodare ad una parete in cemento armato. Non mi sarei ma fatta scopare dal mio ragazzo in un vicolo buio. Con Ettore tutto era possibile, perchè lui era sempre stato il ragazzo sbagliato e coi ragazzi sbagliati si fanno gli errori più belli.
La mia figa stava letteralmente gocciolando. Il piacere mi conquistò come un esercito avrebbe conquistato una cittadina disarmata.
-Ah. Cristo santo, Ettore… è come se non avessimo mai smesso.- gridai.
-Non si può mai tornare indietro, dopo aver fatto l’amore con me.
Era così egocentrico certe volte… ma che dico, lui era sempre così egocentrico. Era proprio quello ad avermi fatto innamorare di lui e di quel suo occhio pazzo, in grado di guardare il mondo come nessun altro riusciva a fare.
-Sbattimi come una cagna.- gridai.
Il suo corpo sembrava quello di un assassino, pronto ad uccidermi co suo cazzo, come se questo fosse un fucile.
Iniziai a piangere dal godimento. Era una cosa che non mi succedeva da almeno quattro anni.
-Fottimi.- dissi, con la voce in gola.

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