Giorgina la cameriera procace

Era la cameriera più bella che avesse mai lavorato per lui. Tutte le ragazze che assumeva erano belle, ma nessuna arrivava al suo livello.
Quegli occhi azzurri, capaci di ferirti come una pugnalata al cuore, la pelle perennemente abbronzata e quel seno procace che faceva innamorare tutti i clienti erano pura perfzione.
Piero era sicuro che la maggior parte dei clienti abituali del suo ristorante, venisse solamente per sbirciare la scollatura generosa di quella ragazza così tanta.
Era fidanzata e per questo rifiutava decine e decine di proposte di matrimonio al giorno.
In un modo o nell’altro tutti all’interno di quel ristorante avevano tentato in ogni modo di convincerla a portarsela a letto, ma lei non aveva mia ceduto.
Per una volta, però, Piero aveva trovato la tecnica vincente, per ottenere da lei quello che tutti gli altri non erano riusciti ad ottenere.
-Giorgina, quando stacchi ti aspetto nel mio ufficio per discutere di una cosa.- disse, attraversando la sala, verso l’entrata del suo ufficio.
Giorgina si chiese più volte cosa ci fosse sotto. Probabilmente voleva diminuirle le ore o magari aumentargliele. Era una ragazza molto emotiva e detestava restare in quel limbo, ciononostante decise che avrebbe resistito fino alla fine dell’orario lavorativo senza chiedere niente al suo datore di lavoro.
Passò il resto della serata a farsi divorare dagli sguardi di quel ristorante. Spesso le sembrava di essere più una sorta di attrazione visive che una semplice cameriera. La guardavano tutti un po’ come si guardavano certe spogliarelliste.
Arrivata la fine del suo turno, si cambiò e bussò alla porta del capo.
-Piero… è permesso?- domandò, tutta titubante.
-Certo, accomodati.- rispose lui.
Dava a tutti quanti del tu, perchè era convinto che mantenere le distanze sul posto di lavoro sarebbe stato un modo di lavorare estremamente freddo.
-Chiudi pure la porta.- disse.
-Certo.- rispose lei.
Giorgina si mise a sedere e attese le parole del suo capo.
-Guarda, mi dispiace molto doverti dire quanto segue, ma purtroppo, dovrò dare a Federica la promozione a maitre di sala.
Giorgina aveva sgobbato molto per quel posto di lavoro e vederselo soffiare via in quella maniera non era per niente bello, ma almeno non era stata licenziata.
-Ok, non credo di essere seconda a Federica, ma rispetto comunque la tua decisione.
-Sai… in realtà, ci sarebbe dell’altro. Vedi, potrei trovarmi costretto a dimezzarvi i turni.
Quello era un colpo basso.
-Quindi non solo Federica diventerebbe il maitre, ma rimarrà coi suoi turni di lavoro, mentre tutte noi finiremo senza un soldo.- rispose, indispettita.
-Beh, diciamo che le carte non sono ancora state firmate e…
-E…- continuò lei.
-Non vorrei che tu fraintendessi le mie parole, ma… diciamo che sei ancora in tempo per fare qualcosa. Qualcosa che potrebbe, diciamo, farti ottenere la promozione, soffiandola a Federica.
Tutto divenne chiaro e cristallino. Aveva detto che non doveva fraintendere, ma tutto era fraintendibile, quel discorso.
-Mi stai dicendo che se mi faccio scopare ottengo il posto, altrimenti posso pure andarmene a fanculo?- chiese lei, indispettita.
-No, no… vedi… lo sapevo che avresti frainteso.
-Senti. Io ti scopo anche, ma voglio vedere il contratto firmato appena ti faccio sborrare.
Piero non si aspettava una risposta così veloce. Aveva immaginato che ci sarebbero voluti almeno un paio di giorni per ottenere quello che voleva, invece quella ragazza era disponibile a farsi sbattere anche sul momento.
-Ti firmo quello che vuoi se ti fai scopare.- rispose, guardandola come un lupo avrebbe guardato una bistecca.
Giorgina si alzò e girando attorno alla scrivania, si andò a sedere imbraccio a Piero, iniziando a baciarlo.
Quella lingua era esattamente come l’aveva sempre immaginata: fresca e guizzante.
Il cazzo divenne duro praticamente all’istante.
-Girati a novanta e togliti le mutande.- disse Piero.
Giorgina fece ciò che le era stato ordinato, come se non avesse nessuna possibilità di esimersi.
Sentì uno sputo uscire dalla gola dell’uomo, intuendo che quella sarebbe stata la saliva che avrebbe reso più semplice la penetrazione anale. L’avrebbe preso nel culo, sebbene non le piacesse molto quella pratica.
Un dolore lancinante le si propagò dal buco dell’ano. Piero doveva avere un pene enorme.
-Ah.
-Stai zitta. Non ci deve sentire nessuno.- sussurrò Piero, cingendola per i fianchi, cominciando a montarla.
La sua immagina si stava riflettendo nello specchio della parete est della stanza, così Giorgina ebbe la possibilità di vedere quella scena da un’angolazione diversa dalla soggettiva.
Ogni colpo si faceva un po’ più schifo. Quelle penetrazioni continue le stavano dimostrando che non sarebbe mai stata nulla di più che una semplice distrazione per un cazzo.
-Te lo voglio mettere nel culo da quando ti ho assunta, lo sai?
Forse non era il caso di rispondere.
-Rispondi. Lo sapevi?- continuò Piero, scopandole l’ano con forza e cattiveria, mentre una lacrima scendeva dal viso di Giorgina.
-Sì… l’avevo capito.
-Puttana.

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