Giochi Violenti ( Parte I )

Mentre scrivo le mie memorie, le immagini si muovono a rallentatore nella mia testa. Non ho mai avuto il coraggio di dire a qualcuno di quel fatto, forse per paura dei pregiudizi, ma soprattutto, perche’ sembrava una storia uscita da un film porno psicologico.

Con altre mie amiche, eravamo andate a fare un fine settimana in montagna, sperando di trovare un po di neve sulla quale sciare. Nessuna di noi era brava a sciare, ma sapevamo che ci saremmo divertite, come un branco di amici che va giocare a bowling, senza riuscire a buttare giu’ un birillo. Avevamo riservato un piccolo cottage, in modo da essere libere di strillare e di starnazzare fino all’alba, senza nessun vicino di stanza che chiama la reception per lamentarsi delle puttanelle isteriche. Mentre le mie amiche erano gia’ pronte per la prima discesa, io mi accorsi di aver dimenticato i scarponi dopo sci e mi stavo recando al cottage per prenderli. La strada da fare non era tanta, in fatti erano pochi minuti di piedi che separavano il cottage dalla pista da sci.

Entrai e come chiusi la porta di legno dietro di me, un sacco di tessuto che odorava di fieno, s’infilo’ sulla mia testa, facendo diventare tutto buio. Prima ancora di riuscire a strillare, un qualcosa di forte e duro mi colpi’ alla testa. Quando avevo riaperto gli occhi, avevo un dolore incredibile alla testa e mi accorsi anche, che non ero piu’ nel cottage, ma in una fattoria. Cominciai a strillare ma una voce, con una freddezza terrorizzante, mi disse che non ci stava nessuno a distanza di chilometri. Nonostante non avevo la sacca in testa non riuscivo a capire chi parlasse fino a quando, un grosso uomo con la barba lunga, non si mise seduto davanti a me, con un sorriso inquietante. Mi diceva che se sarei stata  brava, avrei potuto lasciare la fattoria quello stesso giorno e che se avrei cercato di fare la puttanella furba, sarei rimasto li fino alla fine dei giochi.

In mano, aveva un dado, uno di quei dadi erotici che si fanno in coppia, dove ci sono raffigurate diverse posizioni. Solamente che quel dado era diverso, non ci stavano solo le posizioni erotiche, ma anche torture fisiche. Lui aveva capito che stavo guardando il dado e con in faccia il sorriso piu’ psicopatico che avevo visto nella mia vista, mi chiese ” Allora…giochiamo? “. Ero paralizzata dal terrore e prima di poter dire qualcosa, il contadino barbuto aveva tirato il dado, facendolo cadere sul pompino. Si alzo’, abbassandosi i pantaloni e le mutande, mentre io cercavo disperatamente di liberarmi, senza successo. La sua mano mi prese dai capelli, tenendomi ben ferma la testa, mentre strusciava la sua cappella sulle mie labbra. Piangevo, cercando di tenere le labbra ben serrate, ma uno schiaffone in faccia mi fece cambiare idea. La sua cappella scivolo’ lentamente tra le mie labbra doloranti dallo schiaffone, mentre sentivo il vecchio porco gemere soddisfatto, mentre spingeva il suo cazzo duro nella mia bocca.

Avevo del sangue sulle labbra, lo potevo rivedere sul suo cazzo, mentre entrava e usciva dalla mia bocca. Poi entrambi le sue mani mi tirarono i capelli e il suo cazzo entro tutto dentro la mia bocca, fino a quando le sue palle non mi tappavano la bocca. Non riuscivo a respirare mentre sentivo che spingeva il suo cazzo forte nella mia gola, come se volesse far entrare anche le palle.

Mentre sentivo il mio corpo mancare, pensavo che se questo era solo l’inizio dei giochi, chissa’ se sarei sopravvissuta fino alla fine…

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