Fra maschi

Dovendomi trasferire temporaneamente a Roma per lavoro decisi di contattare un amico di vecchia data che si trasferì li molti anni fa, chiedendogli di darmi qualche dritta per trovare un alloggio dignitoso dove stare fino al mio ritorno a Padova.
Più volte Emanuele (così si chiama il mio amico) mi offrì di risparmiare i soldi e di lasciare che mi ospitasse a casa sua poiché la sua casa è grande e ci viveva da solo ma non mi andava, ero abituato a una certa autonomia e si: in una città dove nessuno mi conosce volevo anche tenermi aperta la possibilità di spassarmela un po’ nei momenti liberi fra locali notturni e troie.
Mi promise che mi avrebbe dato tutti i contatti per trovare un appartamento in affitto, Emanuele, ma a pochi giorni prima della partenza non aveva ancora concluso nulla, lo chiamai per sollecitare e mi rispose: “non preoccuparti, non ho trovato niente di buono, vieni per qualche giorno a casa mia poi cerchiamo insieme, sarà un piacere rievocare i vecchi tempi, ci divertiremo, vedrai!”.
Fu così che arrivai alla stazione Termini dove lui mi aspettava per accompagnarmi a casa sua, caricammo le mie valige in macchina e le scaricammo in camera sua nel suo appartamento, mentre posavo le valige gli chiesi: “scusa ma questa è camera tua, io dove dormo?” e lui: “beh, nel lettone con me, non penserai di stare ospite da me e non darmi nulla in cambio, pagherai in natura, no?!”.
Io rimasi per un attimo serio a guardarlo, incredulo di quello che mi aveva appena risposto, poi lui mi scoppiò a ridere in faccia: “e dai! Sei sempre il solito allocco! Tu dormi qua e io dormo sul divano, sono passati tanti anni e sono cambiate tante cose ma non sono ancora diventato gay, stavo scherzando!”.
Risposi alla sua risata con una risata mia ma in realtà non la presi con troppa serenità, in genere queste battute si fanno per vedere la reazione dell’altro, per tastare il terreno e per capire se è disponibile o meno a certe esperienze. Non che io non abbia mai fantasticato sull’avere esperienze omosessuali e sfido chiunque, uomo o donna che sia, ad affermare senza dire bugie di non averlo mai fatto, ma un conto è la fantasia, un conto è farlo davvero.
Mi opposi al fatto di lasciarlo dormire sul divano ed appropriarmi del suo letto, insistendo per dormire io sul divano e rimarcando più e più volte che si sarebbe trattato solo di una sistemazione per qualche giorno, finché non avrei trovato un appartamento dove stare.
La mattina successiva Emanuele andò al lavoro e io, che avrei iniziato il mio il lunedì successivo, mi ritrovai da solo a casa sua, mi misi a guardare la televisione per un po’ poi non resistetti e cominciai a curiosare in giro per casa sua, non che mi sia messo a frugare chissà dove, ma volevo sbirciare fra i suoi libri e la sua videoteca perché da li si capiscono molte cose, circa i libri non vedevo niente di strano se non una sottolineatura delle sue inclinazioni politiche, che conoscevo già molto bene dai tempi delle superiori, ma quando aprii il mobiletto della televisione beh, ebbi la conferma che la battuta della sera prima non era stata messa li apposta, anzi era ben mirata.
Quel mobiletto era pieno di dvd porno quasi tutti a tema gay e trans! A quel punto decisi di approfittare della sua offerta di usare il computer per controllare la cronologia del suo browser web, e anche li ebbi un’ulteriore conferma dei suoi gusti.
Ero imbarazzatissimo, con che faccia lo avrei guardato la sera, quando sarebbe tornato a casa, sapendo che tutte le volte che abbiamo parlato di figa e fatto discorsi da spogliatoio lui stava al gioco ma mentiva? E in più tutto quell’insistere perché soggiornassi a casa sua unito alla battuta della sera prima mi faceva capire che adesso voleva farsi me!
Passai il pomeriggio pensando a tanti segnali che non avevo colto ai tempi delle superiori, battute, palpatine, strofinii del suo pacco contro il mio didietro ogni volta che ci incrociavamo in un passaggio stretto… adesso era tutto chiaro! E lo confesso: quel suo comportamento all’epoca aveva provocato in me le prime fantasie omosessuali, mi ero segato molte volte pensando a lui che mi afferrava da dietro, io che non volevo, gli altri amici che lo aiutavano tenendomi fermo mentre infilava contro la mia volontà il suo cazzo dentro di me. E pensai a lui anche la prima volta che provai ad infilarmi un dito nel culo (non fate finta di scandalizzarvi, voi che leggete, perché non ci credo che non l’abbiate mai fatto!) e le volte successive in cui provai a titillarmi infilandomi qualche oggetto mentre mi masturbavo.
E stavo pensando a lui anche adesso, ero li in casa sua, ero la sua preda, lui voleva farsi il mio culo e al pensiero il cazzo mi diventava duro come il marmo ma si sgonfiava se pensavo di essere io a farlo a lui.
Ero troppo eccitato, se fossi rimasto così fino a quando non fosse tornato lui dal lavoro non solo avrei accettato qualsiasi sua avance, ma c’era il rischio concreto che mi fossi addirittura offerto.
Decisi quindi di andare in bagno a farmi una sega in modo da scaricare un po’ l’eccitazione, il problema era che anche in quel momento invece di pensare a una bella figa non facevo che immaginare il suo cazzo che spuntava da dentro il water per infilarsi dentro di me. Decisi di lasciarmi andare e mi feci quella sega magnifica pensando a lui che mi inculava senza pietà.
Venne la sera, lui tornò a casa ed io ero un po’ più calmo ma con in testa una miriade di idee strane su di lui, cenammo e mi comportai come niente fosse aspettando qualche sua battuta, avevo deciso che non mi sarei detto subito disponibile, lo avrei fatto aspettare qualche giorno in modo da ragionarci sopra e capire se volevo provare o meno. Passò la cena, muovendoci in cucina fui io più volte a cercare la scusa per incrociarlo nei punti più stretti e strofinare il mio culo contro il suo pacco ma lui niente, lo ammetto: ero deluso.
Ci sedemmo sul divano per guardare un po’ di TV e mi diede il telecomando dicendomi di trovare qualcosa di interessante, cominciai a fare zapping fra i canali di sky e finii (di proposito) sui canali per adulti a cui lui era ovviamente abbonato.
C’era un bel film etero pieno di scene di sesso anale, guardavamo e commentavamo con toni gogliardici finché a un certo punto lui mi chiese: “ti piace il culo?”, “delle femmine si” risposi io, “e a te?”, ribattei.
“Io ne vado pazzo” mi disse, “e mi piacciono anche i culi dei trans e sono sicuro che mi divertirei anche col culo di un maschio”.
Io mi finsi sorpreso ed esclamai: “non sarai mica diventato gay?”
E lui: “beh, chi lo infila non è gay, chi lo infila lo mette in un buco, vuoi dirmi che tu pur di scaricarti le palle non lo metteresti nel culo di un maschio”?
Io: “di un maschio no, non mi eccita proprio, di un trans forse, anzi a certi che si vedono nei film porno lo infilerei proprio volentieri”.
“Ok” ribatté lui, “supponiamo che tu sia su un isola deserta con un maschio, pensi che non finireste a farvi il culo a vicenda”?
Non risposi e manifestai un evidente imbarazzo, poi lui continuò: “non si tratta di essere gay, i gay si amano, gli amici a volte scopano per divertirsi, il fatto che molti non lo facciano è solo perché nel pensare comune si tende a etichettare tutto, ma se due vogliono divertirsi facendosi un pompino a vicenda, o mettendoselo nel culo l’un l’altro, che male c’è?”.
Io non seppi ribattere alla sua tesi, se non chiedendogli: “quindi tu mi vorresti fare il culo?”.
Lui scoppiò in una risata quasi isterica e disse: “ma che c’entra? Beh certo se sapessi che anche tu la pensi come me magari una proposta te la farei, ma non mi sembri il tipo, sei troppo rigido nel tuo modo di vedere le cose, magari lo desideri pure ma non lo ammetteresti mai”.
Quanto aveva ragione!
Nei giorni a venire la situazione si distese e fra guardare un porno dopo cena e una battuta nacque un modo di scherzare fra noi abbastanza pesante, avevamo affrontato ancora la questione di “svuotarsi le palle nel culo di un amico” e io mi lasciai scappare che se proprio avessi dovuto farlo avrei preferito fare la parte del culo poiché la cosa mi incuriosiva di più, da quel momento ci stuzzicavamo sempre, lui mi chiamava “la sua puttanella” e io lo chiamavo “il mio maschione”, giravamo spesso per casa nudi con la scusa di uscire dalla doccia dopo aver dimenticato i vestiti finché un giorno io ero in bagno, nudo, intento a lavarmi i denti, avevo appena fatto la doccia e lo specchio era tutto appannato, la porta era aperta per lasciare uscire il vapore e non lo vidi entrare ed arrivarmi dietro, sentii un dito scorrere fra le mie cosce, arrivare alle mie natiche e intrufolarsi fra di loro fino a toccarmi il buco, ebbi un brivido ma non mi sottrassi alla cosa.
“Hey” disse lui, “mi aspettavo una reazione di stizza, che ti arrabbiassi, non sarai mica diventato gay?” rimarcando la mia esclamazione della prima sera in cui affrontammo l’argomento.
Io con aria sorniona lo guardai e gli dissi: “ma se io non voglio e tu mi costringi non sono gay”.
Si annusò il dito che mi aveva appena appoggiato al culo, fece un’espressione compiaciuta poi mi disse: “non mi provocare, potrei prenderti in parola!” e se ne andò in salotto a guardare la TV.
Mi misi il pigiama e andai anch’io di la con lui, mi sedetti sul divano e gli chiesi di mettere un film con i trans, mi accontentò, “lei” era bellissima, molto femminile con dei capelli rossi lunghissimi, due tette da urlo e un culo da favola, lui era un orso peloso con un cazzo enorme che faceva paura solo a guardarlo.
Mi disse: “quelli li siamo io e te, tu sei lei e io sono lui, ovviamente”.
“Ti piacerebbe avere un cazzo così” risposi, e lui: “più che altro mi piacerebbe che tu avessi un culo come quello di lei”. La scena cominciò con lei a pancia in giù sul letto che leggeva un libro e lui che le arrivava in silenzio da dietro, le si stendeva sopra e pian piano cominciava a scoparle il culo. Emanuele mi fece notare come nel film avevano saltato il momento in cui lei veniva lubrificata ed iniziammo a discutere su cosa fosse migliore per i rapporti anali, lui disse fermamente: “il burro è la cosa migliore! Lo spalmi quando è ancora freddo e solido lubrificando la parte esterna dell’ano, a lei piace il massaggio e la sensazione che da, poi le spingi dentro quello che resta, così si scioglie e lubrifica anche l’interno. Inoltre è naturale e se usi il preservativo non c’è il rischio che lo sciolga”.
“Sei un maestro” gli risposi, “se un giorno deciderò di perdere la mia verginità anale verrò da te”.
Si mise a ridere e mi disse di decidermi in fretta in quanto lui era sempre pronto.
Il film finì e lui andò in bagno a lavarsi per andare a letto, io ero eccitatissimo così presi una decisione che mai mi sarei aspettato: mi tolsi il pigiama in un baleno e completamente nudo mi andai a stendere sul suo letto a pancia in giù leggendo un libro, proprio come era messa la trans all’inizio del film che avevamo appena guardato.
Lui uscì dal bagno e mi trovò li, e proprio come nel film venne a stendersi sopra di me.
“Che fai?” gli chiesi, e lui: “raccolgo una provocazione”.
“Non ti montare la testa, non voglio andare fino in fondo, voglio solo stuzzicarti un po’”.
Mentre glielo dicevo sentivo il suo cazzo indurirsi contro il mio culo, poi mi rispose: “solo stuzzicarmi un po’? Adesso ti stuzzico io” poi si afferrò il cazzo con una mano e lo guidò fra le mie natiche, io non le strinsi, lo lasciai fare finché non mi resi conto che il suo glande era appoggiato al mio buco ed era già parecchio gocciolante, al punto che la sotto la situazione era molto umidiccia.
Lui di tanto in tanto muoveva il bacino “bussando alla mia porta sul retro”, io lo rimproveravo e gli dicevo di accontentarsi ed andarci piano.
Poi i suoi tentativi di entrare si fecero più insistenti e più lui insisteva più io gli chiedevo di fermarci li; sapevo che ormai lui non aveva intenzione di arrendersi, così iniziò la danza dei suoi “dai ti prometto che non ti faccio male” e dei miei “no, non voglio, accontentati di questo”.
Poi cominciò a dire che qualcosa ormai gli dovevo dare, o un pompino, o una sega o il culo. Mi ero cacciato in un bel casino così, convinto che non avrebbe mai accettato, gli risposi: “se hai il coraggio di leccarmelo poi mi lascio inculare”.
Invece del “no” che mi aspettavo si spostò da sopra di me, mi divaricò le natiche con le mani e ci infilò in mezzo la faccia cominciando a leccarmelo davvero, io avrei dovuto chiedergli di smettere ma non riuscivo, mi piaceva, non capivo più niente e lui non accennava a fermarsi. Dopo un paio di minuti con la sua lingua che si lavorava il mio buchetto ero talmente in calore che avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa, non gli avrei mai detto di no, godevo e mi contorcevo come la più grande ninfomane di questo mondo finché a un certo punto gli dissi: “dai, vai a prendere il burro”!
Non se lo fece dire due volte, andò in cucina e tornò con una tazza che conteneva una noce di burro staccata dal panetto che era in frigo, io ero ancora steso li a pancia in giù, allungai le mani lungo i fianchi, misi la testa di lato sul cuscino e mi allargai le natiche facendogli capire che ero pronto, lui prese il burro freddo con le dita e cominciò a spalmarmelo attorno all’ano, proprio come aveva descritto prima, dopo di che sentii spingermi dentro una cosa fredda, mi irrigidii e lui avvicinò la sua bocca al mio orecchio e mi sussurrò: “tranquillo, rilassati, di culi ne ho sverginato più di uno anche se tu sei il primo maschio”.
“E tutti i porno che hai nel mobiletto?” risposi io senza pensare che sarebbe stato come ammettere che avevo curiosato fra le sue cose.
“Allora hai sbirciato!” disse lui con un tono più compiaciuto che arrabbiato, “ho da sempre fantasie e desideri su queste cose ma non ho mai avuto occasione di metterle in pratica, adesso siamo qua io e te, sarà il nostro segreto”.
Mi voltai indietro, lo guardai mentre era li che si lavorava il mio culetto e gli dissi con tono scherzoso: “e io che avevo paura che se te ne fossi accorto mi avresti fatto un culo così”.
Lui si fermò, mi sorrise e disse: “senti adesso dobbiamo metterci d’accordo su una cosa, il culo è il culo e il tuo per quanto riguarda me che ci entro funziona grosso modo come quello delle donne, per te è diverso perché io penetrandoti stimolerò la tua prostata e potrebbe piacerti molto, ho letto e mi sono informato per anni sull’argomento, ho passato intere nottate a parlare in chat con gente che lo fa per farmi raccontare le loro tattiche, adesso mi devi dire tu se preferisci essere preso di forza, sentire un po’ di dolore ma domani pensare dentro di te che la colpa sia solo mia, oppure se lasciarti andare, fare la puttanella e assecondarmi, col rischio che poi ti senta in colpa”.
Ci pensai un attimo, avevo capito quello che voleva dire, allora mi sedetti sul letto a fianco a lui e gli dissi: “ormai siamo arrivati fin qua, voglio fare tutto come va fatto ma voglio confessarti che quando ero ragazzo mi sono segato più volte pensando a te che mi prendevi mentre i nostri amici mi tenevano fermo, quell’idea mi faceva impazzire!”.
Lui scoppiò a ridere e mi disse: “quanto tempo abbiamo perso, se l’avessi saputo! Io mi segavo pensando la stessa cosa, gli altri che ti tenevano fermo, tu che non volevi e io che ti inculavo di forza!”.
“Beh” risposi io, “gli altri a tenermi fermo per fortuna non ci sono ma se vuoi che finga di non volere…”
“No” rispose lui, “quello è un gioco che eventualmente possiamo fare un’altra volta, adesso dobbiamo farlo in modo che la tua prima volta sia più piacevole e meno traumatica possibile, e anche la mia sia il massimo”.
Si stese a pancia in su, aveva il cazzo durissimo e dritto e mi disse: “vai, sieditici sopra, in questo modo sarai tu a decidere quando e quanto entra e se sentirai male potrai fermarti, prenditi il tempo che ti serve”.
Io guardai quel cazzo in tiro e prima di impalarmici sopra lo presi in mano come se avessi sempre preso cazzi, ci giocai un po’ poi avvicinai la bocca, lui mi chiese: “che fai?” e io: “quello che ogni puttanella che si rispetti deve fare”, aprii la bocca e lo ingoiai.
Non voglio apparire presuntuoso ma mi esibii in un pompino da maestro come se l’avessi sempre fatto, con una mano glielo menavo e con la bocca lo succhiavo, ero steso su un fianco e il mio corpo era perpendicolare al suo, mentre io lo spompinavo lui frugava con le sue dita nel mio culetto e l’eccitazione era a mille, poi mi batté sulla schiena e mi disse: “sto venendo, togliti altrimenti ti vengo in bocca” e io invece di togliermelo incalzai il ritmo e bevvi tutto.
Ci mise qualche secondo a smettere di ansimare e quando si riprese mi diede un paio di schiaffetti sul culo e disse: “e brava la mia puttanella, ci sai fare, non voglio sapere dove hai imparato, spero almeno tu non mi abbia detto bugie sulla verginità del tuo culo”.
“Credimi” gli dissi, “non l’avevo mai fatto prima, non so cosa mi sia preso, mi è venuto così”.
“Semmai sono io ad essere venuto così” rispose lui scherzosamente, “adesso è peggio per te perché ci metterò una vita a venire quando ti farò il culo, se è vero che è vergine domani non riuscirai a sederti, te lo garantisco, è vergine vero?”.
“Beh” dissi io, “un cazzo vero non lo ha mai preso ma anch’io ho il mio bel mobiletto pieno di segreti, solo che non sono dvd ma oggettini che è meglio che tu non veda, ma ce la fai adesso a farmi il culo? Dopo la schizzata che mi hai appena scaricato in bocca?”.
“Non crederai di essertela cavata con un pompino” rispose lui, “o era tutta una tattica per risparmiarti il culo? Se è così ti è andata male, lasciami riprendere un attimo e tornerà più duro di prima”.
Mi rimisi nella posizione in cui prima gli avevo fatto il pompino, appoggiai la testa sulla sua pancia e rimanemmo li a riposarci un po’ facendo battute sul suo cazzo e sul mio culo, io con una mano glielo massaggiavo ed ogni tanto lo prendevo in bocca mentre lui mi accarezzava il culo finché quel bastone di carne che prima mi aveva inondato la bocca non ebbe ripreso lo splendore e il vigore di prima, allora mi misi a cavallo di lui e con una mano guidai il suo cazzo contro il mio buco e lentamente mi ci lasciai cadere sopra.
Quando lo ebbi tutto dentro misi una mano dietro di me e cominciai a massaggiargli le palle, lui iniziò a muovere il bacino e io godevo nel sentirlo muovere dentro di me, misi le mani sul suo petto e cominciai a fare su e giù lentamente mentre lui con le mani mi afferrava i fianchi, dopo un po’ mi alzai sfilandomi il suo cazzo da dentro e mi misi a pecora, lui non si fece dire niente, prima che potessi rendermene conto era già dietro di me col cazzo puntato sul mio culo pronto ad entrare.
Mi afferrò per i fianchi mi tirò verso di se con forza mentre col bacino avanzava, spingendomi dentro tutto il cazzo senza troppi complimenti. Io urlai e lui mi ordinò di tacere altrimenti i vicini ci avrebbero sentito e avrebbero capito.
“Fai piano, ti prego!” gli dissi, e lui rispose: “piano un cazzo! Adesso sei mia”!, mi diede una sculacciata energica su una chiappa al punto di farmi male, poi riprese a tenermi per i fianchi e a fottermi con tutta la sua forza.
Io stavo li e subivo, lo pregavo di fare piano ma in realtà mi piaceva da impazzire, lui mi fotteva con tutta la sua forza come se avesse il chiaro intento di farmi male al punto che più gli chiedevo di far piano e più sembrava eccitarsi.
A un certo punto mentre ero li che godevo sotto i colpi ben assestati del suo cazzo sentii che con una mano afferrò il mio e cominciò a menarmelo, in pochi secondi gli venni sulle dita e lui si pulì sulla mia schiena. A quel punto però, dopo essere venuto anch’io, non volevo più farmi scopare, gli chiesi di smettere ma lui mi rispose che se era vero quello che aveva letto era adesso che sarebbe venuto il bello.
Mi spinse in avanti facendomi cadere a pancia in giù sul letto e lui mi seguì in modo da non far mai uscire il suo cazzo da dentro di me, anche perché sapeva che se fosse uscito non glielo avrei lasciato rinfilare facilmente. Adesso era steso sopra di me, proprio come il tipo del film che avevamo visto ormai un paio di ore prima sulla trans. Io non potevo scappare perché lui mi immobilizzava col suo peso e con le sue gambe cinse le mie in modo da farmele chiudere.
Ero steso a pancia in giù sul suo letto, con le gambe chiuse e il suo cazzo che affondava nel mio culo e si muoveva su e giù, lo pregavo di smettere ma allo stesso tempo speravo che non lo facesse.
A un certo punto, fra le mie tante implorazioni affinché smettesse e i miei: “mi fai male” mi tappò la bocca con una mano e mi disse: “zitta puttana! Fra un po’ sarà tutto finito!”.
Prese a muoversi molto velocemente e io, che prima non volevo più, iniziai a godere di nuovo sotto i suoi colpi di cazzo ben assestati, lui continuava a tapparmi la bocca e io fingevo di morderlo per cercare di liberarmi ma sapevamo tutti e due che era un gioco, un bel gioco.
Poi mi sussurrò in un orecchio “adesso ti sborro nel culo, troia”!
Lo volevo, oh quanto lo volevo! ma se gli avessi detto di si non sarebbe stato così bello, mi tolse la mano da davanti alla bocca e io gli diedi la risposta che andava data in quella situazione: “no, ti prego, non venirmi dentro”.
Fu in quel momento che sentii la sua esplosione calda riempire le mie budella, il suo cazzo pulsare, il ritmo dei colpi che diminuiva e lui che si rilassava sopra di me.
“Scusa” mi disse subito dopo avermi riempito il culo.
“E di cosa?” chiesi io.
“Pensavo non volessi più ma non capivo più niente, scusa davvero, la prossima volta cercherò di rispettarti di più” mi rispose.
Io mi voltai indietro, lo guardai sorridendo e gli dissi: “e chi ti dice che ci sarà una prossima volta?”
Lui: “beh, mi era sembrato che almeno un po’ ti piacesse ma se non vuoi…”
“Dammi un bacio, scemo!” gli dissi, e lui mi baciò timidamente sulla bocca, quasi titubante. Lui, il porco che mi aveva appena sfondato il culo mentre fino a prova contraria lo pregavo di smettere adesso non aveva nemmeno il coraggio di darmi un bacio fatto bene, aprii la bocca e infilai la lingua dentro la sua, allora lui ricambiò.
Ci girammo su un fianco, “a cucchiaio”, e ci addormentammo così fino alla mattina dopo, quando mi svegliai sentendo la sua asta di nuovo dura premere contro il mio culo, passai la mano fra i nostri corpi e cominciai ad accarezzarla, lui si svegliò, “hey buongiorno!” mi disse, mi baciò sul collo, io mi stesi a pancia in giù e gli dissi: “sali dai”!
Mi allargai le natiche perché potesse trovare meglio la strada, si stese sopra di me di nuovo e mi scopò un’altra volta prima di fare colazione. Non durò molto e se ne scusò ma io gli risposi: “è sabato, abbiamo tutto il week end per rifarci”.

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