Fantasie erotiche notturne

-Tesoro, ti posso fare una domanda?

-Certamente, caro. Puoi domandarmi quello che vuoi.

Ero titubante a farle quella specifica domanda. Avevamo sempre avuto un rapporto sincero, ma sul sesso, sebbene fossi molto contento della nostra relazione sessuale, non avevo mai osato spingermi in quel campo minato che erano le fantasie più spinte.

Mia moglie veniva da una famiglia cattolica, mentre io sono sempre stato ateo e non sono mai riuscito a conciliarmi molto bene con le restrizioni sessuali relative ai dogmi religiosi.

-Mi sembra di ricordare che non abbiamo nessun segreto tra di noi.

-Esatto.

-Quindi vorrei dirti una cosa un po’ particolare. Una cosa che riguarda il sesso.

-Ve bene.- rispose mia moglie, arrossendo leggermente.

Eravamo a letto, impegnati a fare le parole crociate come ogni sera e a dirla tutta amavo il nostro rapporto e la sua stabilità, ma certe volte mi ritrovavo a volere qualcosa di più.

-È giusto parlare di sesso, siamo una coppia e non dobbiamo avere paura di dire ciò che pensiamo sull’argomento.

-Anche se ciò di cui si vuole parlare potrebbe destabilizzare il coniuge?- domandai, insicuro.

-Non farla tanto lunga. Sono pronta ad ascoltarti.

-Vedi cara, io avrei una specie di fantasia… una fantasia sessuale.

-Dimmela. Vedrò se potrò accontentarla.

-Sai che ci sono molte persone che, non so bene come dirlo, ecco… si eccitano provando dolore.

-Certo.

-Ecco, credo di potermi definire uno di loro, in un certo senso. Non che sogni di farmi squartare in due da un assassino, ovviamente, ma mi capita spesso di avere qualche fantasia sul genere sadomaso.

-Che genere di fantasie?

-Ecco, vedi, mi piacerebbe che tu mi frustassi e che… mi spegnessi una sigaretta sulla schiena.

Finalmente c’ero riuscito, mi ero liberato dei preconcetti e avevo espresso il mio desiderio. ero sicuro che mia moglie si sarebbe scandalizzata, ma almeno mi ero tolto lo sfizio di dirle la verità, senza lasciarmi alle spalle alcun rimorso.

-Ok.- rispose, alzandosi dal letto con tono scorbutico.

-Ti sei per caso offesa?

-Certo che mi sono offesa. Sei un porco.- gridò, uscendo dalla camera da letto.

Ci rimasi molto male. Mi aspettavo una reazione negativa, ma quella era sicuramente troppo anche per una donna rigorosa come mia moglie.

-Meriti di essere punito, perché sei un vero sporcaccione!- disse, apparendo nuovamente nella stanza con una cintura tra le mani e una sigaretta accesa.

Stava recitando ed era anche brava; non potevo crederci. Tutti quegli anni passati al corso di teatro della parrocchia avevano portato i loro frutti.

-Non volevo farti arrabbiare.

-Non importa. È successo e ora devi essere punito. Spogliati come un verme.

Mi spogliai, ubbidendo a quella nazista di mia moglie.

-Adesso mettiti a cagnolino. Sporcaccione.

Obbedii, umiliandomi in quella posizione femminile di sottomissione.

La prima cinghiata fu molto dolorosa e inaspettata. Sognavo da sempre di essere frustato, ma non mi ero mai soffermato più di tanto sul concetto del dolore in sé. Faceva male, ma era molto eccitante.

-Sei uno sporcaccione. Bisogna farti passare questa tua mania. Sporcaccione.- disse mia moglie, divenendo irrimediabilmente l’oggetto dei miei desideri.

Tre colpi di frusta dopo, ero dolorante e vagamente stordito. Ogni cinghiata aveva un retrogusto di sofferenza erotica, la stessa di quando ci si graffia nel fare l’amore, amplificata cento volte.

-E questo è per il tuo pudore inesistente.

Sentii un dolore lancinante, una specie di puntura d’ape sulla scapola destra. Era la sigaretta.

Gridai come un bambino. Quando capii ciò che era appena successo, mi vergognai tremendamente, perché se me lo fossi aspettato avrei reagito più da macho e meno da mammoletta, ma era andata così.

-Direi che tua moglie è riuscita ad accontentarti, vero?-disse, assumendo nuovamente il suo tono di voce amorevole.

Era stata una bellissima esperienza e sicuramente da quel giorno sarei stato un uomo diverso e meno represso.

-Tu hai qualche fantasia?- domandai, ancora dolorante, in posizione di sottomissione.

-Girati.

Quando mi voltai, notai che mia moglie aveva assunto una posizione particolare. Se ne stava in ginocchio, come se volesse praticarmi del sesso orale.

-Vuoi che te… che te lo metta in bocca?

-Voglio bere la tua pipì.-disse, paralizzandomi.

Mia moglie mi aveva appena chiesto di pisciarle in bocca.

-Voglio che tu mi metta il pisello in bocca e voglio che mi pisci dentro. Non farò uscire nemmeno una goccia. La berrò tutta, come una brava troia.

Non potevo rifiutare, dopo tutte quelle frustate che aveva acconsentito a darmi. Sicuramente dopo quella notte il nostro rapporto si sarebbe evoluto in maniera piccante.

Lo tirai fuori e lo infilai nella bocca di mia moglie, iniziando a sgorgare piscio a getto continuo.

Mi stupii della capienza del suo stomaco; era una bella pisciata e lei la stava bevendo tutta quanta.

-Non sono mai stato così felice di averti sposato.- dissi, continuando a pisciare dentro mia moglie.

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