Davvero un bel compleanno

Un saluto a tutti.. il mio nome è Giuliano. Questa è una storia della quale non vado particolarmente fiero ma che, tolti alcuni piccoli dettagli, è successa davvero. Tornando a noi, come dicevo il mio nome è Giuliano, fisicamente sono quello che molti/e di voi definirebbero un bel tipo, non certo il figone di Hollywood ma nemmeno uno di quelli che per strada passerebbero inosservati. Sono alto circa un metro e novanta, con un fisico asciutto, non palestrato ma comunque ben tenuto. Ho origini brasiliane, la mia pelle e i miei capelli ne sono un chiaro segno, cosa che (e il motivo di ciò per me rimane tutt’ora un mistero) tende ad attrarre qualche ragazza anche solo per curiosità. Ai tempi di questa storia ero molto giovane, per la precisione era il mio 19esimo compleanno e decisi di festeggiarlo passando qualche giorno al lago con i miei amici. Normalmente avrei portato con me anche la mia ragazza dell’epoca, Martina, ma non avendo lei il permesso dei genitori fui costretto a lasciarla a casa. Premetto che al tempo ero ancora molto innamorato di lei e mi dispiacque molto non poterla avere con me, d’altro canto però ero particolarmente interessato a staccare da scuola e lavoro per un poco quindi non pensai nemmeno un momento a rinunciare al viaggio. La compagnia fondamentalmente era già composta, Alex, il mio migliore amico, Anita, la ragazza di cui lui era follemente cotto e che conoscevo da più di 10 anni e Federico, un amico gay un po’ troppo dedito allo studio che però in determinate circostanze sapeva essere molto divertente. Successe che il giorno prima di partire Anita, molto imbarazzata, mi chiese se avesse potuto portare con noi una sua amica, Vanessa, che per litigi con i genitori (la sua situazione famigliare era molto complicata allora così come lo è adesso) era rimasta praticamente fuori di casa.

< Nessun problema > è stata questa la mia risposta.

Non mi importava di chi ci fosse, quello che contava era il divertirsi.

Vanessa era una ragazza decisamente affascinante, statura nella media, un viso davvero bello, con un che di malizioso che unito ai capelli neri corvini gli dava un’aria quasi vampiresca, non saprei come descriverlo meglio.

Fisicamente oltretutto rappresentava tutto quello che trovo eccitante in una donna, ovvero la tipica busty se capite cosa intendo.

Appena giunti al lago, avevamo scelto come meta Desenzano del Garda, ci dirigemmo subito al nostro hotel, per lasciare giù i bagagli e darci una rinfrescata prima di scendere in paese a comprare qualcosa da bere per la serata.

Notai immediatamente che Vanessa pareva particolarmente interessata ai miei discorsi, a quello che facevo, si divertiva alle mie battute.

Più di una volta mi sfiorò anche, in una maniera che avrebbe potuto passare per casuale se non fosse successo così tante volte.

Ora, premetto che non sono mai stato uno stinco di santo, ma in quel momento pensai soltanto che se Martina l’avesse scoperto si sarebbe molto innervosita, non mi passò certo per la testa nulla di più.

In quel momento..

Arrivati in paese puliti e liberi dai bagagli mi fiondai immediatamente nel primo negozio di liquori e comprai quante più bottiglie di vodka e gin potessi trovare, agli analcolici avrei pensato in seguito.

Solo con quella mossa però depredai irrimediabilmente il mio portafoglio, vedendomi costretto a tornare anzitempo in camera per prendere altri soldi che avevo lasciato per precauzione nella valigia.

Il viaggio di ritorno lo feci con Alex, che non perse tempo nel dirmi di quanto fosse desideroso di scoparsi Anita e che quella piccola vacanza gli avrebbe dato la possibilità che desiderava.

Personalmente non ne ero per nulla convinto, però preferii continuare a lasciarlo sognare, chi ero io per distruggere tutte le sue speranze?

Arrivai in stanza sudato per la lunga camminata e mentre estraevo i soldi dalla tasca della valigia, mi arrivò un messaggio di Federico che mi avvertiva del fatto che lui Anita e Vanessa si erano fermati a fare un aperitivo, essendo a pomeriggio inoltrato.

Io e Alex eravamo già a metà strada verso il paese, di ritorno, quando mi resi conto di aver lasciato in camera il cellulare, aggeggio che mi sarebbe comunque servito a poco ma che avevo l’abitudine di avere con me in qualsiasi momento.

Dissi al mio amico di raggiungere gli altri e di corsa tornai alla stanza per l’ennesima volta.

Arrivato lì fu ovvio che a quel punto era il caso di farsi una doccia.

Cazzeggiai un paio di minuti fumando una sigaretta sulla terrazza e poi mi spogliai ed entrai in bagno.

Erano già parecchi giorni, dal momento che Martina aveva il ciclo, che non facevo sesso e questo, unito all’euforia del momento, mi spinse a masturbarmi mentre stavo sotto l’acqua tiepida.

Mi insaponai per bene le mani e poi iniziai a farle correre sul mio uccello, scappellandolo e massaggiandolo con calma e intensità.

Mi lasciai andare anche a qualche sospiro.

Avevo la cappella sensibilissima  e inizia a sfregarla, sempre più veloce, arrivando quasi al punto di venire.

Quando però vidi comparire le prime gocce di sperma mi fermai, preferendo continuare più tardi, o magari addirittura tenermi per una scopata epocale con la mia ragazza al ritorno.

Mi diedi una calmata, mi asciugai e con soltanto l’accappatoio mi sdraiai sul mio letto, prendendo una birra dal frigo bar, per farmi il primo drink della giornata.

Agli altri avevo già detto che li avrei aspettati in camera.

Sì, non era un comportamento da festeggiato modello ma sono sempre stato un po’ lunatico, quindi ero sicuro che avrebbero capito.

Non potevo però fare i conti con tutto.

Nemmeno due minuti dopo sentii la porta aprirsi e mi girai di scatto spaventato, non avendo la minima idea di chi potesse essere.

Sull’uscio c’era Vanessa, dal viso visibilmente accaldato, che rimase sorpresa di vedermi li, praticamente nudo, non meno di quanto rimasi sorpreso io di lei.

< Ah, scusami, ti disturbo? >
Che domanda stupida.

< No no, figurati, perché già qui? >
< Gli altri si sono fatti un giro in barca e io non avevo così tanti soldi da spendere, se devo farmi qua due giorni >
Ovviamente quella ragazza non navigava nell’oro e il fatto che gli altri l’avessero lasciata sola un poco mi indispettì.

< Che stronzi però! Dai, beviti una birra pure tu e via! >
Lei venne verso di me e dal suo passo lievemente barcollante supposi che fosse un po’ brilla, l’aperitivo doveva averla un po’ provata.

I tacchi che portava evidentemente non erano la scelta migliore e ne fu prova il fatto che appena estratta la seconda birra dal frigo bar arretrando cadde, arrivando fortunatamente per lei sul letto a fianco al mio, senza farsi male e senza rovesciare nemmeno una goccia.

< Alla tua allora >
Mi disse.

< Alla mia! >
Ci facemmo entrambi un enorme sorso per poi iniziare a parlare.

Discutemmo del più e del meno per un po’, seccando quante più bottiglie riuscivamo, ad un certo punto però mi fece una strana richiesta.

< Scusa Giuly posso togliermi le scarpe che mi stanno scomodissime? >

< Certo, non devi mica chiedermi il permesso >
Mentre si piegava per slegarle mi concessi di osservare ancora un po la sua silhouette.

Diamine, il modo in cui si muoveva, come passava le mani lentamente sulle proprie gambe, era davvero eccitante.

Persino i suoi piedi avevano qualcosa di proibitamente eccitante.

< Tutto bene? >

Mi chiese sorridendomi in modo strano.

< Si, perché? >
Con la testa fece un cenno verso il basso ed abbassando lo sguardo capii cosa intendeva.

Nella foga del discorso mi ero dimenticato di essere ancora in accappatoio e ora il mio uccello svettava durissimo, mezzo scappellato e non ancora sazio per prima.

< Merda, scusa.. >
Lei posizionandosi dritto in fronte a me non disse una parola, piuttosto iniziò a giocarci con la pianta del piede, quasi come un gatto incuriosito.

Ovviamente questo non fece che eccitarmi ancora di più e istintivamente gettai la testa all’indietro.

Nemmeno il tempo di ragionare e lei si spostò ancora e iniziò a farmi una sega, guardandomi dritto negli occhi.

< Vani… io… non posso.. >

Cercai di dire.

< Allora fermami >
Avevamo bevuto troppo.

Non ci provai nemmeno a fermarla.

Mi sdraiò sul letto e continuò a far scorrere la mano su e giù per tutta la lunghezza del mio cazzo, sempre più veloce, mentre con l’altra mano si alzava il vestito e si abbassava gli slip fino alle ginocchia.

<< Toccami >>
Quasi come un robot lo feci, passandole la mano sulla fessura.

Era davvero bagnata, quella situazione doveva eccitarla quantomeno quanto eccitava me.

Istintivamente feci per avvicinare il mio bacino al suo ma lei mi fermò.

< No, non voglio che mi scopi adesso, voglio solo che mi vieni addosso, voglio vedere quanto mi vuoi >
Ero leggermente confuso, ma capii subito dopo.

Tolse le mani da me e se le mise immediatamente sulla sua figa bagnatissima, iniziando a farci scorrere le dita, passando dal basso al clitoride, senza distogliere mai un secondo gli occhi dai miei.

Seguendo i suoi ordini mi impugnai quindi il cazzo e continuai quello che lei aveva appena iniziato.

Mi sentivo già sul punto di venire.

Più aumentavo il ritmo più anche lei aumentava i sospiri, concentrandosi sempre più sul clitoride, mentre ci masturbavamo l’uno di fianco all’altra.

< Vani, sto per venire >
Lei si alzò e si mise in ginocchio di fronte a me, continuando a stuzzicarsi velocissima il clitoride.

< Si allora, sborrami addosso, fammi venire, fammi godere! >
A quelle parole rilasciai tutto quello che avevo sulla sua faccia, centrando un po’ anche i capelli, con uno schizzo potente.

Quasi all’unisono, appena la sborra le toccò la pelle, venne con un urlo liberatorio anche lei, gocciolando un poco sul pavimento.

Ero sconvolto da quello che era appena successo.

Lei di contro semplicemente sorrise ancora una volta, si alzò, e stampandomi un bacio in bocca mi disse semplicemente:

< Ad ogni modo buon compleanno >

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